Come pellegrini di speranza nell’anno del Giubileo, volontarie e volontari in Servizio Civile da tutta Italia si sono ritrovati a Roma nei giorni scorsi in occasione del XIX Incontro Nazionale dei giovani in Servizio Civile in ricordo di San Massimiliano di Tebessa, organizzato come ogni anno dal Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile. C’eravamo anche noi!
Durante l’evento, sull’invito di Papa Francesco per la 58° Giornata Mondiale della Pace, si è affrontato il tema della pace e della giustizia sociale su più fronti: dall’informazione al debito pubblico, dalla giustizia riparativa all’attualità in Siria e più in generale a chi vive in territori di conflitti armati. Conclusosi con l’Eucarestia e l’attraversamento della Porta Santa, questi due giorni sono stati un importante e stimolante momento di incontro, confronto e cammino insieme.
Informazione e debito pubblico: gli interventi di martedì 11 marzo
L’evento si è aperto martedì 11 marzo a Sacrofano con il panel “La speranza non delude. Semi di pace e giustizia”, con le provocazioni della giornalista Nicoletta Dentico e Maurizio Di Schino che hanno affrontato il tema “Nuovo disordine mondiale”.
Dentico (Society for International Development), vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 1997 con la Campagna della messa al bando delle mine, ha parlato del tempo che stiamo vivendo, un tempo di “cattivismo attivo” ma allo stesso tempo di Epifania e di svelamento di quello che non funziona. Dentico ha anche spronato, in questo tempo di passaggio da welfare a warfare in cui sembra difficile fare la differenza, a trovare la potenza nell’impotenza. La giornalista ha incoraggiato volontarie e volontari presenti ad essere motori di un cambiamento dal basso, perché, ha aggiunto, “La resistenza può essere stare fermi e al massimo parare i colpi, ma oggi la resistenza attiva è anche attendere e uscire al momento giusto per agire il cambiamento possibile”. Di Schino, inviato di TV2000, ha ricordato poi come l’informazione possa essere strumento di disordine e che il giornalista non possiede la verità ma si può avvicinare il più possibile ad essa. Rivolgendosi poi alle e ai giovani presenti, gli ha fatto presente che loro non sono il futuro, ma il presente, e che tramite la scelta di dare un anno della loro vita per il Servizio Civile possono generare piccoli semi di ordine che vanno annaffiati con speranza anche se il cambiamento non è subito visibile.
L’incontro è proseguito con Andrea Stocchiero di FOCSIV, che ha dialogato con Gianni Vaccaro e Samuel Santiago Machacuay Gòmez collegati dal Perù, sul tema “Il debito che uccide: Cambiare la rotta”. Stocchiero ha invitato a osservare il debito da un punto di vista di dignità e non dal punto di vista finanziario, sottolineando il fatto che la cancellazione del debito deve essere un atto di giustizia e non di benevolenza e che bisognerebbe dar voce a tutti quei Paesi e quei popoli indigeni che chiedono sempre più giustizia. Durante l’intervento è stata citata la campagna “Cambiare la rotta”, che ha l’obiettivo di trasformare i debiti iniqui, promuovere una finanza etica e garantire giustizia climatica e sociale. Su quest’ultimo tema l’artista “Lotta” ha portato in serata lo spettacolo “Detonazione” in cui con creatività ha fuso parole e musica per denunciare lo sfruttamento del pianeta e delle persone solo per scopi consumistici. “Lotta”, di soli 22 anni, ha ricordato come il cambiamento possa avvenire anche dalle piccole azioni di ognuno e di come tutte e tutti abbiano la responsabilità di attivarsi per il mondo e la collettività.
Il saluto del Cardinal Zuppi e giustizia riparativa con Gherardo Colombo
La seconda giornata, dal titolo “Rimetti a noi i nostri debiti. Concedici la tua pace” sulla scia del messaggio di Papa Francesco per la 58° Giornata Mondiale della Pace, si è aperta con il ricordo del martirio di Massimiliano di Tebessa che, in virtù del suo essere cristiano, ha rifiutato di prestare servizio militare per evitare di fare del male. A causa del rifiuto di obbedire è stato decapitato nel 295 D.C. ed è venerato come Patrono degli Obiettori di Coscienza.
I lavori sono stati aperti da un video messaggio del Cardinale Matteo Zuppi, presedente della C.E.I., dove ha condiviso come il Servizio Civile sia un grande esercizio di comunità e di solidarietà che non si risolve nelle ore di servizio in sé ma deve chiamare tutti e tutte a scelte coraggiose di giustizia sociale.
Il primo panel della mattinata, ha visto ospiti Gherardo Colombo e tre persone che hanno partecipato ad un percorso di giustizia riparativa promosso dalla Caritas di Verona.
Colombo, ex Magistrato, ha citato la Legge 150 del 2022, che istituisce la giustizia riparativa in Italia, che si compie in un programma in cui vittima, autore e comunità con l’aiuto di un mediatore possono partecipare alla risoluzione delle conseguenze negative del reato. Un esempio di giustizia riparativa è stato raccontato da Andrea e Daniela che, con la mediazione di Alessandro Ongaro della Caritas di Verona, hanno partecipato ad alcuni incontri in cui le parti di vittime e comunità hanno lavorato sui loro giudizi e pregiudizi rispetto alle persone detenute, mentre le persone detenute attraverso l’incontro hanno capito cosa significa aver fatto del male e hanno ragionato su quello hanno commesso e su quello che sono. Ciò che ha aiutato il processo, hanno condiviso relatore e testimoni, è stata la relazione e il riconoscere nell’altro una persona disponibile a parlare e dialogare.
Di pace possibile e conflitti, anche armati. Il punto di vista dei civili
In seguito, Don Andrea Bigalli, sacerdote di Firenze e referente regionale di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie in Toscana, ha parlato della pace non come utopia ma come una spinta dei fatti, ha ricordato che la pace non è solo assenza di conflitto e che la guerra causa il 93% dei morti civili e solo il 7% di militari. Ha sottolineato che la parola ebraica shalom etimologicamente significa “riuscire ad ascoltarci reciprocamente” e che quindi la pace è la necessità di dare spazio all’esistenza delle persone.
Dalla Siria si è collegato poi Davide Chiarot, operatore umanitario di Caritas e laico consacrato del Movimento dei Focolari, che vive ad Aleppo dal 2023 e che ha presentato il quadro attuale in Siria, dove la situazione umanitaria è disastrosa e il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.
Davanti a questa realtà le persone reagiscono in due modi: alcune sono pessimiste e hanno paura poiché il Paese ha vissuto 50 anni di dittatura e assenza di libertà, mentre altre hanno speranza in un futuro di pace e dialogo e che si giunga a parlare di cittadini e non più di minoranze. Chiarot ha riportato che oggi in Siria continuano ad esserci ingerenze da altri Stati che non rispettano quello che il popolo siriano desidera e non ne rispettano l’autodeterminazione.
Essere “Porta” nella quotidianità: ne vale la pena
A chiusura degli interventi della giornata del 12 marzo Don Bigalli, ispirato dal nome di una volontaria in Servizio Civile, ha citato come augurio Frida Kahlo: “Ridere ci ha resi invincibili, non come chi vince sempre ma come chi non si arrende mai”.
A chiusura della giornata, cogliendo l’occasione del Giubileo, i partecipanti hanno raggiunto la Basilica di San Pietro per attraversare la Porta Santa e partecipare alla Liturgia Eucaristica.
La Porta Santa, come ha ricordato don Riccardo Pincerato, Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile, richiama tutte le porte che quotidianamente si attraversano, porte dietro le quali ci sono volti, persone e ricordi e la cui apertura significa varcare passaggi di vita e di relazioni. Dietro la Porta Santa c’è Dio che aspetta per dire “ti voglio bene”. Don Riccardo ha concluso interrogando i giovani e le giovani in Servizio Civile su quando loro sono stati una porta e sull’occasione che hanno nel loro servizio di esserlo.
La giornata si è conclusa con la Santa Messa nella Basilica di San Pietro. Durante l’omelia il celebrante ha ammirato la scelta di fare Servizio Civile come una scelta d’amore e ha riconosciuto come l’impegno per la pace e la riconciliazione sia particolarmente importante contro le logiche di strapotere di questi tempi. Ha anche sottolineato come i semi piantati dai giovani in Servizio Civile nelle terre arate anche dai bombardamenti, cresceranno e daranno frutto.
Ha concluso ricordando il martire San Massimiliano dicendo che lui, e tutti i martiri prima e dopo di lui, dimostrano che vale la pena sperare, vale la pena servire, vale la pena amare.