Non pensavamo che sarebbe scoppiata la guerra

servizio civile estero

Scritto da Alice Ferraglio e Maria Pilar Maronilli, Caschi Bianchi in Servizio Civile a Santiago del Cile nel progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2020 – Cile”

La mattina del 24 febbraio è stata un bagno di sgomento e incredulità: le tensioni fra i due Stati, cominciate nel 2014 con la guerra nel Donbass, si erano acuite molto nell’ultimo periodo ma l’ipotesi del conflitto armato sembrava tanto assurda quanto inattesa, perlomeno vista dal Cile.

La mattina del 24 febbraio siamo state sopraffatte da un groviglio di sensazioni spiacevoli, sentimenti di impotenza, angoscia e tristezza che, puntualmente, si stanno ripresentando in questi giorni. Qui a Santiago la guerra è il tema cardine delle ultime settimane, ma, nonostante l’aggiornamento costante degli accadimenti, resta qualcosa di lontano, per cui si prova dispiacere, sì, ma con distacco. Distacco dato non solo dalla distanza geografica, ma dal mancato schieramento con una delle due fazioni contrapposte, Russia e NATO e dall’imminente insediamento del nuovo governo che si presenta come portatore di un cambiamento storico da realizzare attraverso politiche sociali egualitarie.

Non è quindi semplice far convivere la vicinanza al dolore, alle preoccupazioni per le conseguenze del conflitto in Europa, con la lontananza geografica, che porta alla lontananza emotiva.

A noi, partite per il Cile come Caschi Bianchi, con la convinzione che la violenza non debba essere una risposta praticabile al conflitto, risulta impensabile dover accettare l’ennesimo tentativo di utilizzare la guerra come strumento legittimo di risoluzione delle tensioni fra nazioni.

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