Per una pace disarmata e disarmante… decidiamo il menù!

Due giorni di confronto in occasione del XX incontro nazionale dei giovani in Servizio Civile, tenutosi a Torino l’11 e 12 marzo 2026

L’evento annuale del mese di marzo dedicato a San Massimiliano di Tebessa, protettore degli Obiettori di Coscienza e morto martire per aver rifiutato di arruolarsi, si è tenuto quest’anno a Torino, con due giornate ispirate alle parole di Papa Leone XIV: “La pace sia con voi”, verso una pace disarmata e disarmante. La città piemontese ha accolto così il XX Incontro Nazionale dei giovani in Servizio Civile, organizzato dal Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile e, abbiamo partecipato anche noi!

Il Sermig: un luogo simbolo

L’evento si è aperto mercoledì 11 marzo presso il Sermig, ex fabbrica di armi, e quindi di guerra, convertita grazie al contributo di migliaia di giovani che, dal 1983 in poi, hanno prestato le loro energie gratuitamente per renderlo Arsenale della Pace. La visita guidata ha fatto immergere le persone presenti, in gran parte volontarie e volontari in Servizio Civile Universale, nella storia e nelle scelte valoriali di quello che oggi è un simbolo di costruzione della pace in tutto il mondo.

La giornata si è concluso con la cena dei popoli, proposta attraverso l’attività “Il mondo a tavola”, un gioco di ruolo dove ogni persona che partecipa alla cena si immedesima in un abitante del mondo e riceve una quantità diversa di cibo in base al paese di provenienza e alla sua storia. “È stato molto interessante vedere le dinamiche” racconta Rebecca, volontaria in Servizio Civile con APG23 che ha partecipato all’evento, “ad un certo punto, come provocazione, hanno buttato del riso nel bidone, mi sono avvicinata e ho visto che c’era una scodella piena di riso così ho chiamato chi aveva ricevuto poco da mangiare e ce lo siamo divisi. Dai tavoli dove avevano ricevuto più cibo hanno iniziato poi a prendere le teglie e a dividerne il contenuto tra tutte e tutti”.

Educarci a disarmare pensieri, parole per costruire insieme la pace

Giovedì 12 marzo, giorno della ricorrenza ufficiale di San Massimiliano, i partecipanti si sono riuniti presso il Teatro della Comunità di Valdocco Maria Ausiliatrice dei Salesiani. La mattinata si è aperta con l’intervento di Alberto Chiara, giornalista e obiettore di coscienza, che ha letto gli atti del Martirio di San Massimiliano di Tebessa, ed ha ricordato il magistrato torinese Rodolfo Venditti, venuto a mancare nel 2024, che si adoperò molto per il riconoscimento del diritto all’Obiezione di Coscienza.

In seguito è stata data la parola a Valentina Bellis, vice-presidente nazionale di Salesiani per il sociale APS, che ha sottolineato la gratitudine per la scelta di celebrare San Massimiliano a Valdocco, ricordando come Don Bosco fosse un educatore che, con il suo esempio e il suo agire, disarmava i pensieri e costruiva la pace nella quotidianità.

La parola è poi passata a Paolo Valente, vicedirettore di Caritas Italiana, che ha ricordato le prime parole di Papa Leone XIV all’inizio del suo pontificato “La pace sia con tutti voi!”, come parole antiche ma sempre nuove; e quelle di Papa Francesco, che sottolineava la necessità di disarmare le parole, i pensieri e il mondo. Valente ha poi citato il cardinale e presidente della CEI Matteo Zuppi, che ha recentemente dichiarato in una lettera ai patriarchi dell’Asia Sud Occidentale, coinvolti nell’escalation violenta delle ultime settimane, come “il grido di chi soffre interpella la coscienza di tutti e non può essere ignorato e la guerra non è e non può mai essere la risposta”, in quanto “la logica della forza non può sostituirsi alla paziente arte del dialogo e della diplomazia, unica via percorribile per la composizione delle contese e per la costruzione di una pace giusta e duratura”.

Scegliere o Decidere un menu diverso?

Dopo i saluti istituzionali la parola è passata a Don Fabio Corazzina, ex coordinatore nazionale di Pax Christi, che ha chiesto ai/alle giovani presenti una parola per descrivere la realtà che stiamo vivendo. Le parole più frequenti sono state tristezza, paura, crazy, angosciante, disastro, complessa. Don Fabio ha quindi iniziato il suo intervento sottolineando che si rifiuta di credere che i/le giovani abbiano scelto il servizio civile per paura. Ha quindi fatto una piccola panoramica della situazione odierna, dicendo che sembra ci sia il desiderio di non parlare di ciò che accade, soprattutto se si parla di nonviolenza, mentre se si parla di sicurezza tutti si sentono chiamati e tutti sentono che la sicurezza aumenta se si possono tenere armi in casa.

Don Fabio ha poi citato alcuni video, tra cui uno nel quale un imprenditore di Parma sottolineava la differenza tra scegliere e decidere. Don Fabio ha paragonato questo assunto a un menù al ristorante: scegliere significa avere un menù che qualcun altro ha fatto e prendere qualcosa tra la lista, decidere significa scrivere il menù, inventarsi la lista. Il menù che ci propongono oggi contempla solo soluzioni violente, siamo obbligati a scegliere dal menù della guerra.
“Con la vostra scelta”,  ha ribadito don Fabio rivolgendosi ai e alle giovani in Servizio Civile, “siete parte di un menù diverso, e anche se ci hanno messo in testa che non valiamo niente e non possiamo niente davanti a tutto quello che accade, invece dobbiamo avere la certezza che possiamo fare la nostra parte, possiamo decidere un menù diverso”.

L’intervento di Don Fabio è stato intervallato da alcuni interventi di volontari/e attualmente in servizio all’estero: Alice, Casco Bianco in Kenya con l’Ass.ne Comunità Papa Giovanni XXIII, Gabriele, in Servizio Civile con FOCSIV in Tanzania, ed Elisabetta e Giulietta, che stanno terminando il loro anno di Corpi Civili di Pace con Caritas Italiana in Giordania. Tutti/e quattro i/le volontari/e hanno sottolineato l’importanza di essere strumento, di essere mani che aiutano e che costruiscono la pace e difendono i Diritti Umani.

A conclusione del suo intervento, Don Fabio Corazzina, ha ricordato quando Papa Francesco ha citato il beato Franz Jägerstätter che, da obiettore di coscienza, si è rifiutato di arruolarsi con l’esercito nazista, e lo ha ricordato come “un giovane europeo dagli occhi grandi”. Don Fabio ha guardato i/le giovani in sala e ha detto che anche loro sono giovani europei dagli occhi grandi, e che “è bello iniziare con San Massimiliano e concludere con il beato Franz poiché, se è vero che il male per vincere ha bisogno di complici, anche il bene ha bisogno di persone che ci credono. In mezzo non si può stare”.

La due giorni si è conclusa con un pranzo condiviso presso il centro Valdocco e, a seguire, con la celebrazione della Santa Messa presso la Cattedrale di San Giovanni Battista, occasione per riunirsi un ultimo momento insieme nel ricordo di San Massimiliano, del Santo Pier Giorgio Frassati, giovane torinese prematuramente scomparso dopo una vita passata ad aiutare i più emarginati, e per pregare per la pace.