I colori che non sapevo di avere

La fine di un viaggio è sempre un po’ uno spezzare. Puff! Chiudi gli occhi e diventi passato. Come ci si allena a lasciare? Forse coltivando la consapevolezza che dentro di noi una trasformazione è già avvenuta. C’è sempre qualcosa che non si rompe davvero.

Le strade che si sono incontrate, i passi fatti insieme, le parole che hanno cambiato il modo di guardare il mondo. Basta ripercorrerle con un pensiero per ritornare. Proprio lì, esattamente dove si è vissuto. E ritrovo le persone incontrate, le conversazioni, gli insegnamenti, i momenti di difficoltà, quelli di soddisfazione e quelli di gioia pura.

Questa terra mi ha insegnato che non tutto ciò che è diverso da me chiede di essere compreso. A volte chiede soltanto rispetto. Mi ha regalato anche tante prime volte: la prima nuotata in un lago salato, il primo sandboarding, l’inizio del calisthenics e l’innamorarmene.

Inevitabilmente, porterò con me tutti i colori che non sapevo di avere.

Ma non è stato tutto un prendere. Se parto diversa da come sono arrivata, è perché una parte di me è rimasta intrecciata a quelle strade e a quelle persone, con cui sono nate amicizie bellissime. Lascio il mio punto di vista nel lavoro, alcune idee per il futuro e il desiderio di aver contribuito, anche solo un po’, al percorso di questo progetto.

Ecco che anch’io, spero, di aver lasciato qualche colore qua e là.