Scritto da Jehona Lutfija, volontaria in Servizio Civile a Mansa nel progetto “CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE – AFRICA 2025”
Non mi scorderò mai il suo sguardo: profondo, innocente, desideroso e soprattutto perso.
Condividiamo la stessa passione per il disegno, mi ha chiesto se potevo insegnargli qualche tecnica nuova: “Mi prometti che domani ci sarai e mi insegni qualcosa?” Mi sono presa una pausa prima di rispondere.
La mattina dopo io sarei partita per Mansa, e non sapevo se dirgli la verità, che l’indomani non ci sarei stata ad aspettarlo con un bel blocco da disegno e dei colori per farlo diventare un’artista e bruciargli subito la speranza che magari lo avrebbe fatto dormire serenamente sul ciglio della strada per quella notte. Poi mi sono anche detta che non sarei stata io con la mia piccola passione a migliorargli la serata, in quel momento era in una situazione di fragilità per via delle sostanze, e forse l’indomani non si sarebbe ricordato di me. Non sapevo nemmeno se sarebbe riuscito a tornare. Alla fine gli ho detto ci vediamo “un domani”. Magari lui il sabato mattina è rimasto deluso dalla mia non presenza, ma io li all’incrocio della strada con lui che mi arrivava al ventre, e sorreggeva la sua bottiglia di succo di frutta, che non conteneva succo ma un miscuglio di solventi, una bottiglietta che allontanava dalla bocca solo per parlare, volevo esserci lì per lui e quella passione in comune, lì eravamo assieme eravamo entrambi presenti e desiderosi di pensare che avremo passato un momento creativo assieme, l’importante era esserci in quel momento e magari un domani saremo a disegnare assieme.
Il suo volto me lo ricordo benissimo è scolpito nella mia mente, così piccolo e così forte che si ritiene di poter vivere da solo anche se per strada, ovviamente quando ero lì con lui non potevo scattargli una foto digitale ma potevo scattarla con gli occhi e disegnarla.
L’indomani io sono partita e il mio desiderio di essere presente nella vita delle persone che ho trovato è con me; mi piace sedermi accanto a loro accarezzargli la mano, mi piace fargli tante domande e lasciargli spazio per parlare, mi piace l’idea di insegnargli a tenere un pennello in mano, mi piace preparargli la cena sperando ogni volta che gli piaccia quello abbiamo cucinato, mi piace chiedergli com’è andata la giornata a scuola… per il mio amico da disegno io non sono lì con lui ma so che ci sono i miei compagni e io voglio essere qui per tanti altri sguardi profondi, innocenti, desiderosi e persi; così che anche qui possano incontrare occhi che sono lì per loro.

