Un cammino di solidarietà e crescita

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Scritto da Sabrina Fais e Dario Sequenza, volontari in Servizio Civile a Sorso (SS) nel progetto “Fatto da me 2024”

Durante il nostro Servizio Civile con la Comunità Papa Giovanni XXIII, abbiamo avuto l’opportunità di lavorare a stretto contatto con persone adulte con disabilità, un’esperienza che si è rivelata non solo formativa, ma anche profondamente emozionante. Abbiamo svolto il servizio principalmente nel centro diurno “Il Girasole”, dove abbiamo affiancato gli utenti in attività ludico-didattiche, artistiche, ricreative ed espressivo-corporee, pensate per stimolare la loro creatività e il benessere psicofisico. Queste attività sono diventate per noi una fonte di grande soddisfazione personale. Aiutare gli utenti a esplorare nuove forme di espressione e divertimento è stato ogni volta un arricchimento reciproco. La sfida era quella di adattarci alle diverse esigenze, riuscendo comunque a creare un ambiente stimolante e accogliente.

Il centro diurno “Il Girasole” è aperto dalle 9.00 alle 16.00, e la giornata si struttura in vari momenti: un momento di preghiera, seguito da un’attività ludico-didattica, una pausa merenda, un’attività di socializzazione, il pranzo e un’attività ricreativa. La giornata inizia dunque con attività ludico-didattiche come giochi con puzzle, giochi ad incastro, cruciverba e schede didattiche. Ad esempio, discutiamo insieme su quali frutti disegnati in queste schede siano agrumi e quali no, stimolando il pensiero critico e la conoscenza. Questi esercizi sono pensati per sviluppare le abilità cognitive dei ragazzi e favorire il loro apprendimento in modo divertente e interattivo.

A volte, al posto dell’attività sopracitata, si svolgono attività artistiche che ci permettono di esplorare e stimolare la loro creatività attraverso il colore. Le attività artistiche sono organizzate da un operatore che guida i ragazzi nel processo di esplorazione delle emozioni legate a colori specifici. Ogni volta che si svolge questa attività, ci si concentra su un colore particolare e i ragazzi sono invitati per quel giorno a vestirsi di quel colore, creando così un forte spirito di condivisione. Successivamente, con il supporto degli operatori, decorano un grande cartellone utilizzando una varietà di materiali come pastelli, pennarelli e pastelli a cera. Oltre a stimolare la loro creatività, queste attività li aiutano a esprimere le proprie emozioni e a riflettere sul significato dei colori.

Subito dopo, si fa una pausa merenda, un momento di socializzazione informale dove i ragazzi si ritrovano insieme per una pausa conviviale. A seguire, passiamo al momento di socializzazione, dove i ragazzi giocano a carte, alcuni in autonomia e altri con il supporto nostro e degli altri operatori. I giochi come UNO, Tombola e Scala 40 non solo favoriscono l’inclusione, ma sviluppano anche le loro abilità sociali, creando un clima di condivisione e amicizia tra i partecipanti.

Durante queste attività, può capitare che nascano delle piccole conflittualità tra i ragazzi, dispetti o malumori. Le educatrici sono molto abili nell’individuare queste dinamiche, che ormai conoscono bene, e nell’intervenire, aiutando i ragazzi a comprendere le loro emozioni e a risolvere i conflitti. Grazie alla loro capacità di gestione dei malumori, pian piano i ragazzi riescono a fare la pace e ripristinare l’armonia all’interno del gruppo, un processo che contribuisce a creare un ambiente più sereno e cooperativo.

Queste situazioni sono state particolarmente arricchenti per noi, in quanto ci hanno permesso di vivere concretamente ciò che già sapevamo: che le persone con disabilità sono prima di tutto persone a tutto tondo, con un carattere e un modo di fare propri. Certo, lo sapevamo già in senso astratto, ma sperimentarlo nella vita quotidiana ha reso tutto più tangibile. Come chiunque, anche i ragazzi con disabilità possono andare più d’accordo con alcuni rispetto ad altri e anche questo ci ha dato la possibilità di vedere oltre gli stereotipi, riconoscendo in ciascuno di loro l’unicità e la complessità che li rende veramente speciali.

Un’altra parte importante della giornata è il pranzo, quando mangiamo insieme ai ragazzi in refettorio. In quel momento, si crea una forte dinamica di socialità, e l’ambiente diventa ancora più accogliente e conviviale. Dopo il pranzo, si prosegue con attività ricreative che variano ogni giorno, sempre finalizzate a stimolare il benessere psicofisico e relazionale degli utenti.

Un’esperienza che ricordiamo con particolare emozione è quella che abbiamo vissuto insieme al mare e alla piscina, durante l’estate. Portare gli utenti fuori dal centro, lontano dai loro spazi quotidiani, è stata un’opportunità unica che ci ha permesso di scoprire una parte di loro che, nel contesto quotidiano, non emergeva con la stessa intensità. Vedere i ragazzi sorridere, giocare con l’acqua, camminare sulla sabbia, è stata un’esperienza molto bella. Non solo per loro, ma anche per noi, che all’inizio del servizio stavamo ancora imparando a relazionarci con ognuno di loro. Ogni venerdì avevamo la possibilità di andare al mare, un’uscita che durava tutta la giornata. Trascorrevamo il giorno in spiaggia, dove i ragazzi facevano il bagno, chi poteva passeggiava sulla sabbia, mentre noi pranzavamo tutti insieme, operatori e ragazzi, nella pineta. Inoltre, due volte a settimana, avevamo l’opportunità di andare in piscina, sempre per l’intera giornata. Anche in questo caso, i ragazzi potevano godere del piacere dell’acqua e, come al mare, queste uscite hanno rappresentato per noi un’occasione speciale di condivisione e di crescita reciproca. Sebbene non siano state vere e proprie vacanze con pernottamenti, queste uscite ci hanno dato l’opportunità di stare insieme ai ragazzi in un contesto diverso dal solito, creando momenti significativi che hanno rafforzato il legame con gli utenti e arricchito l’esperienza di tutti noi.

Un’altra esperienza significativa è quella in campagna, dove alcuni dei ragazzi del centro hanno l’opportunità di lavorare a contatto con la natura e gli animali, alternandosi tra loro. Ogni ragazzo, infatti, va due volte a settimana, in base alle proprie possibilità fisiche. Le attività agricole includono dare da mangiare alle galline e ad altri animali, raccogliere le uova, pulire la stalla e altre mansioni legate alla cura degli animali. Inoltre, i ragazzi accompagnano l’educatore nelle spese per la campagna, un’attività che li coinvolge direttamente nella gestione quotidiana e che arricchisce il loro senso di responsabilità. Queste attività non solo contribuiscono al loro sviluppo personale, ma li accompagnano anche in un percorso di crescita professionale, dove acquisiscono competenze pratiche e imparano a gestire le responsabilità quotidiane, sviluppando una maggiore autonomia. Ma ciò che rende veramente speciale questa esperienza è l’aspetto umano: vedere come, attraverso il lavoro in campagna e con gli animali, i ragazzi imparano a prendersi cura e a coltivare un profondo senso di rispetto e di connessione con la natura, è stato estremamente toccante.

Le formazioni a cui abbiamo partecipato durante il nostro servizio civile sono state tutte particolarmente arricchenti, ma quelle in cui c’è stato un maggiore dibattito e scambio di idee sono state le più stimolanti per noi. In particolare, la formazione a Mercatino Conca è stata un’esperienza unica. Inizialmente, raggiungere un paesino così distante ci è sembrato quasi una piccola odissea ma una volta arrivati, l’esperienza si è rivelata estremamente intensa e significativa. Nonostante il viaggio faticoso, è stata un’opportunità che sicuramente porteremo con noi, non solo per le competenze acquisite, ma anche per l’umanità che abbiamo respirato durante l’intero percorso. A differenza delle formazioni online a cui eravamo abituati, quella in presenza ci ha permesso di vivere un’esperienza completamente diversa, soprattutto dal punto di vista umano. Il contatto diretto con le persone, il confronto faccia a faccia e la partecipazione attiva durante i dibattiti sono stati elementi che ci hanno arricchito e fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Le dinamiche di gruppo e l’interazione con i formatori e i partecipanti hanno reso questa formazione molto più stimolante rispetto a quelle a distanza.

Dal punto di vista formativo, abbiamo appreso moltissimo, in particolare sulla storia della nascita del Servizio Civile. Un aspetto che ci ha colpito molto è stato l’approccio pratico e partecipativo con cui abbiamo studiato questa storia: il formatore ci ha fatto ricomporre le tappe principali attraverso l’uso di fogliettini con date ed eventi significativi, trasformando una materia che spesso viene percepita come noiosa in un processo dinamico e coinvolgente. Questo metodo ci ha permesso di comprendere più a fondo l’importanza storica e simbolica del Servizio Civile, facendoci sentire di più parte integrante della sua evoluzione.

In particolare, un altro momento che ci ha segnato profondamente è stato quando il formatore ha parlato delle persecuzioni subite dalle persone con disabilità durante il periodo del nazismo. Il regime nazista aveva avviato un programma eugenetico noto come Aktion T4, con l’intento di sterminare quelle che venivano considerate “vite indegne di essere vissute”, tra cui molte persone con disabilità fisiche e psichiche. Questo aspetto della storia ci ha toccato emotivamente, facendoci riflettere sull’importanza di ciò che facciamo oggi. Poi, il formatore ci ha invitato a riflettere su quanto siano stati fatti dei passi avanti: “Pensate agli enti dove fate servizio voi ora e a come sono cambiate le vite delle persone con disabilità,” ci ha detto. Questa riflessione ci ha fatto rendere conto di quanto il nostro impegno possa contribuire a migliorare la vita degli altri, anche attraverso piccole azioni quotidiane.

Possiamo infine dire che l’esperienza del servizio civile ha cambiato il nostro modo di vedere e comprendere le difficoltà e le risorse delle persone con disabilità. Ci ha insegnato che ogni gesto, ogni parola, ogni piccolo momento di condivisione può fare la differenza nella loro vita. E, a sua volta, ha arricchito la nostra, donandoci una consapevolezza nuova del valore della diversità e dell’inclusione.