Scritto da Giulia Pirani, volontaria in Servizio Civile a Forlì (FC) nel progetto “Vivere la pace 2025”
Il progetto “Vivere la Pace 2025”, che si attua a Forlì attraverso l’Ufficio Comunicazione e Fundraising, era uno dei tanti progetti proposti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Quindi, perché sceglierlo?
Il progetto ha il nobile obiettivo di intervenire nella promozione e nella tutela dei diritti umani. Un obiettivo che sembra enorme, quasi irraggiungibile. Una domanda, la mia prima domanda: com’è possibile contribuire a tutto questo restando dietro a una scrivania?
Oggi, dopo sei mesi di Servizio Civile, credo finalmente di aver trovato le prime risposte.
Le attività previste presso l’ufficio sono molteplici. Tra queste, la promozione di campagne di sensibilizzazione a livello nazionale e internazionale, come quella denominata “Un Pasto al Giorno”, fondamentale per garantire cibo nelle mense delle Capanne di Betlemme, nelle mense scolastiche dei Paesi più poveri e nei centri nutrizionali per bambini malnutriti gestiti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.
Un’altra attività che ho incontrato con particolare piacere è stata la realizzazione del giornale quadrimestrale “Fare Condivisione”, un periodico che ha l’obiettivo di mantenere aggiornati i donatori sulle attività della Comunità, raccontando storie di persone che, grazie all’aiuto ricevuto, oggi possono vivere una vita dignitosa, come ogni essere umano dovrebbe poter fare.
Grazie a questa esperienza ho avuto l’opportunità di realizzare interviste e incontrare persone che hanno scelto di condividere le proprie storie di vita. Questo mi ha permesso di comprendere quanto sia fondamentale “dare voce a chi non ha voce”: strumenti come questi contribuiscono a creare una consapevolezza collettiva sulle disuguaglianze presenti anche nel nostro Paese.
Sono tante le attività portate avanti dall’ufficio e tutte hanno l’obiettivo di creare le condizioni affinché si possa concretamente aiutare il prossimo.
La ricchezza di questo progetto sta nel fatto che, sebbene per la maggior parte del tempo si lavori dietro a una scrivania, viene comunque offerta la possibilità di “mettere le mani in pasta”.
Grazie alle formazioni, infatti, è possibile entrare in contatto con le molte realtà della Comunità Papa Giovanni XXIII, tra cui centri diurni per persone con disabilità, comunità terapeutiche e case famiglia.
Inoltre, il progetto prevede una sede secondaria: il Villaggio della Gioia, una struttura educativa all’avanguardia. Il complesso è composto da tre case famiglia, tre alloggi semi-indipendenti per nuclei genitore-bambino, sei appartamenti indipendenti destinati a famiglie in difficoltà e un edificio polivalente dedicato ad attività di socializzazione, formazione e gioco.
Il Villaggio della Gioia di Forlì nasce con l’obiettivo di garantire ai bambini il diritto di crescere nella propria famiglia di origine. Il progetto si fonda sul principio che ogni separazione tra minore e nucleo familiare rappresenti un trauma, anche quando necessaria per motivi di tutela.
Qui è davvero possibile mettersi in gioco, affiancando le educatrici nelle varie attività e immergendosi in una quotidianità fatta di condivisione e di autentico spirito familiare.
In conclusione, oggi posso affermare con maggiore consapevolezza che questo progetto è davvero difesa non armata e nonviolenta della patria: è difesa delle disuguaglianze, delle diversità e della dignità umana. È una possibilità concreta e un’occasione da cogliere.





