Le poche cose che contano

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Scritto da Agnese Bacino, volontaria in Servizio Civile a Fossano (CN) nel progetto “C’è tempo per tutto 2025”

Mi chiamo Agnese e sto facendo un anno di servizio civile nella casa famiglia S. Paolo a Fossano, in provincia di Cuneo. In casa famiglia vivono 20 persone tra cui persone con disabilità, sia adulti che ragazzi provenienti da altri stati con un passato molto difficile, e giovani volontari che hanno fatto la scelta di dedicare il loro tempo agli altri. Al mattino in genere la casa si svuota, tra chi lavora e chi va a scuola, per poi ritrovarsi all’ora di pranzo e di cena. Una cosa che più mi ha colpito è la capacità e la possibilità di così tante persone di vivere insieme, anche se diverse e con storie differenti. Altro aspetto è l’accoglienza: nessuno viene escluso, ci si sente fin da subito parte della famiglia, e ognuno si prende, secondo le proprie possibilità, cura dell’altro.

All’entrata c’è un cartello con sopra scritto: “non c’è chi salva e chi è salvato, ma ci si salva insieme”, frase del fondatore della comunità APG23, Don Oreste Benzi, e questa è proprio l’aria che si respira all’interno della casa famiglia.

Quasi ormai alla fine dell’esperienza mi guardo indietro e noto quante cose siano cambiate. Sto scoprendo la bellezza immensa che c’è dietro alle piccole cose: un sorriso, un abbraccio, una parola, due risate. Mi sta permettendo di imparare a vivere la vita con semplicità, a scoprire quanto sia fortunata e come l’esistenza sia promettente anche quando a primo impatto non si nota.

L’anno di servizio civile è inoltre un’opportunità per poter fare la propria parte per costruire un mondo più accessibile, vivibile e accogliente, specialmente verso coloro che a primo impatto vengono tagliati fuori ed esclusi da opportunità ed esperienze. Un altro aspetto che più mi ha colpito è proprio questa semplicità del vivere: non vengono richieste grandi capacità e il fare grandi cose, ma semplicemente vivere la quotidianità, in questo caso tipica di una famiglia, cercando semplicemente di accorgersi di più di chi ci sta intorno.

Molti e diversi sono i momenti vissuti belli e arricchenti. Un momento che mi ha colpito in particolare è stato nell’estate del 2025, durante il campo di condivisione a Canazei: intorno alle tre siamo partiti dall’hotel, prima con i pulmini per poi proseguire a piedi, e siamo saliti in montagna per poter guardare l’alba insieme. In quel momento sono stati ricordati alcuni cari che sono morti, persone che hanno lasciato un segno in chi li ha conosciuti. Persone che io ho potuto provare a conoscere solo grazie al racconto degli altri. Lì ho fatto davvero esperienza di cosa vuol dire essere famiglia ed essere comunità.