Il teatro come strumento terapeutico: l’esperienza della Compagnia Teatro Zeus a Peñalolén, Santiago Del Cile

servizio civile estero Testimonianze

Scritto da Serena Giordanengo, volontario in Servizio Civile a Santiago del Cile nel progetto “CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE – BRASILE E CILE 2025”

Mi chiamo Serena Giordanengo, sono specializzata in teatro sociale e attualmente opero come Casco Bianco con la Comunità Papa Giovanni XXIII presso la Comunità Terapeutica Sandra Sabattini a Peñalolén, Santiago del Cile.
All’interno di questo contesto, accompagno un gruppo di uomini in percorso di riabilitazione da dipendenza da alcol e altre droghe attraverso un laboratorio di teatro applicato. Il progetto nasce come parte del processo di reinserimento sociale e ha la durata di 10 mesi, con incontri settimanali di 2 ore. Coinvolge circa quindici partecipanti di età e storie molto diverse.

Il teatro, in questo contesto, non è pensato come performance, ma come un processo. È prima di tutto uno spazio sicuro di espressione artistica e personale, dove ogni partecipante può sentirsi accolto senza giudizio. Un luogo in cui è possibile parlare, o anche solo stare, usando il corpo, la voce, il silenzio, la propria storia ed esperienza. Attraverso esercizi di movimento, improvvisazione e drammatizzazione, il laboratorio combina creatività e presenza fisica, offrendo strumenti concreti per lavorare sugli obbiettivi terapeutici del programma comunitario: mi conosco, mi faccio conoscere, creo relazioni, elimino i pregiudizi, comunico ed ascolto. I partecipanti arrivano da percorsi segnati da difficoltà nell’espressione delle proprie emozioni: rabbia, vergogna, paura o fragilità spesso restano bloccate o vengono tradotte in comportamenti violenti o nel consumo problematico di sostanze stupefacenti. In questo senso, il teatro apre uno spazio alternativo e protetto, dove queste emozioni possono emergere senza giudizio, essere riconosciute e progressivamente elaborate.

Attraverso il lavoro teatrale, i partecipanti hanno la possibilità di dare forma e voce alla propria esperienza, raccontando, anche in modo simbolico o mediato, parti della loro storia di dipendenza, delle relazioni vissute e dei contesti da cui provengono. Questo processo permette non solo di esprimere ciò che spesso è difficile dire direttamente, ma anche di rielaborarlo, prendendo distanza e acquisendo nuovi sguardi su di sé. Il teatro, inoltre, favorisce l’ascolto reciproco e la costruzione di un senso di gruppo, in cui ciascuno può riconoscersi nell’altro, sentirsi meno solo e sperimentare modalità diverse di relazione. In questo spazio, l’esperienza individuale si trasforma in esperienza condivisa, contribuendo a un processo di consapevolezza e di cambiamento.

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