Scritto da Elio Salvatore Asero, Casco Bianco in Servizio Civile a Coronel Fabriciano nel progetto “CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE – BRASILE E CILE 2025”
A Coronel Fabriciano, nello Stato brasiliano del Minas Gerais, sto imparando che esistono relazioni che hanno bisogno di molto tempo prima ancora di poter iniziare.
Nel progetto della Comunità Papa Giovanni XXIII dove presto servizio come Casco Bianco vivono persone che stanno affrontando un percorso di uscita dalla dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti. Quando pensavo a una comunità terapeutica, prima di partire, immaginavo soprattutto colloqui, regole e percorsi di recupero. Vivendoci dentro, invece, mi sto accorgendo che gran parte del lavoro passa attraverso gesti molto semplici e ripetuti ogni giorno.
La giornata qui comincia presto. C’è chi prepara il caffè e la colazione, chi pulisce e sistema gli spazi comuni, chi lavora nell’orto o si occupa degli animali. Alcuni partecipano volentieri ed altri meno. A volte ci sono silenzi lunghi, tensioni improvvise o momenti in cui sembra che nessuno abbia voglia di stare con gli altri. Eppure proprio dentro questa quotidianità apparentemente ordinaria ho iniziato a vedere qualcosa che non avevo previsto: il peso enorme che può avere la fiducia.
Un giorno stavo aiutando uno dei ragazzi nelle sue responsabilità del giorno. Fino a quel momento aveva parlato pochissimo con me. Poteva apparire come una persona chiusa e diffidente. Dopo una mezz’ora passata a lavorare in silenzio, mi ha chiesto da quanto tempo fossi in Brasile. Da lì è iniziata una conversazione semplice, fatta di frequenti e lunghe pause e frasi brevi, ma che lentamente è diventata altro.
Mi ha raccontato di aver perso i contatti con parte della sua famiglia dopo anni di dipendenza. A un certo punto mi ha detto che fuori dalla comunità si era abituato a sentirsi guardato sempre con sospetto. “Quando una persona sbaglia tante volte,” mi ha detto, “gli altri smettono di aspettarsi qualcosa da lei”.
Quella frase mi è rimasta dentro perché mi sono reso conto che, spesso, chi vive una dipendenza non porta soltanto il peso della sostanza, ma anche quello dello sguardo degli altri.

