Scritto da Luiza Maria Rosu, volontaria in Servizio Civile a Pescara (PE) nel progetto “Fuori dal Guscio 2025”
Mi chiamo Luiza e ho scelto di fare Servizio Civile perché avevo bisogno di mettermi in gioco in modo concreto. Non cercavo un’esperienza “comoda”, ma qualcosa che mi facesse uscire dalla mia routine e mi insegnasse a stare con gli altri, soprattutto con chi ha più bisogno.
La casa famiglia Mia Gioia di Pescara è diventata presto uno spazio familiare, fatto di gesti semplici e giornate di condivisione. Il mio servizio si svolge accanto a Lele, un ragazzo con sindrome di Down, e Mattia, un ragazzo autistico. Con loro condivido gran parte delle attività quotidiane: stare in casa, aiutare nelle piccole cose, organizzare il pomeriggio e, quando il tempo lo permette, uscire in bici. Sono momenti normali, ma proprio per questo importanti. Uscire, muoversi, fare un giro nel quartiere significa vivere il territorio e sentirsi parte della comunità.
All’inizio non è stato tutto facile. Servono pazienza, attenzione e capacità di mettersi in ascolto. Con Mattia, ad esempio, ho capito col tempo quanto siano importanti la calma e la prevedibilità: a volte basta cambiare tono o rispettare i suoi tempi per evitare una difficoltà. Con Lele, invece, ho imparato quanto l’entusiasmo e la fiducia possano fare la differenza in una giornata.
Un momento che mi è rimasto impresso riguarda proprio una delle prime uscite in bici. Quello che sembrava un semplice pomeriggio si è trasformato in un’occasione per conoscersi meglio, per capire come reagiscono agli imprevisti e quanto sia importante esserci davvero, senza fretta. In quei momenti ti rendi conto che il Servizio Civile non è “fare per”, ma “stare con”.
Rispetto all’inizio, oggi mi sento più consapevole. Ho cambiato il mio modo di guardare la disabilità e ho capito che l’inclusione passa dalla normalità, dal rispetto e dalla continuità. Questa esperienza mi ha dato uno sguardo diverso sulle persone e sul valore delle piccole cose.




