La solitudine delle madri cilene

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Scritto da Annamaria Nuzzolese, volontaria in Servizio Civile a Santiago del Cile nel progetto “CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE – BRASILE E CILE 2025

Quando ci incontriamo è un pomeriggio di un venerdì feriado, mi accoglie nella sua casa-stanza. Incontro con i miei occhi il colchón che fa da letto, divano, rifugio con una collinetta di mantelle e coperte. Mi serve un bicchiere di acqua, chiedo alla niña L. di fermarsi fuori sull’amaca. La temperatura è ancora gradevole e io decido di partire dalla sua storia familiare. Questa è la storia di T.

Mi racconta di un padre severo, presente economicamente ma lontano affettivamente. L’ordinamento machista regolava i rapporti in casa, con la madre, e con i suoi fratelli, liberi dall’età adolescenziale di uscire ed esplorare il mondo. La società cilena per come racconta il saggio antropologico “Madres y huachos: alegorías del mestizaje chileno” di Sonia Montecino, è fondata su due figure: una madre presente, di derivazione mariana e un padre assente.

In linea con lo studio della Montecino, pubblicato nel 1991, un report di agosto 2025 del Ministerio de Desarrollo Social y Familia attesta che l’85,7% dei caregiver registrati sono donne, con un’età media di 51 anni, mentre il 76,61% di esse appartiene al 40% della fascia più vulnerabile.

Anche se sono passati più di 30 anni è interessante analizzare l’evoluzione del significato sociale del termine “huacho”. Storicamente indica il figlio illegittimo, nato dall’unione tra uno spagnolo e una donna indigena, non riconosciuto dal padre. È una condizione però che supera il significato letterale e apre a un’analisi della figura maschile assente che va di pari passo con il mestizaje, cioè il meticciato, un processo culturale e sociale che per largo tempo ha dominato le dinamiche di coppia e di cura nella società cilena.

Chiedo a T. degli uomini della sua vita: mi restituisce molte ferite. Le relazioni di cui mi racconta girano attorno a una dipendenza emotiva instauratasi su un vuoto affettivo conseguenza di un’infanzia tiepida e instabile. Quando la carenza è molta, il poco riempie tutto. Con le dipendenze fanno i conti anche i compagni che ha avuto, tra cui il padre di L.

Il consumo di alcol secondo l’ultima rilevazione del 2024 è ai livelli più bassi mai registrati negli ultimi trent’anni: il 34,6 % della popolazione ha dichiarato di consumare alcol con una riduzione di 14 punti percentuali rispetto al 2014. Si attestano stabili i consumi di marijuana, cocaina e pasta base.

I dati in calo registrano una tendenza positiva, che non sempre la realtà riflette nelle fasce di popolazione vulnerabile maggiormente afflitta dal rischio dipendenza.

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