Scritto da Carlotta Tonini, volontaria ESC – European Solidarity Corps a Magdeburgo, in Germania
Se mi avessero detto che avrei trovato la lingua tedesca un qualcosa “dolce” non ci avrei veramente creduto. Ma a rifletterci adesso, dopo 12 mesi trascorsi immersa in quei suoni, è proprio l’impressione che so mi porterò dietro.
So anche che questa sensazione è sicuramente dovuta alle persone che ho incontrato durante la mia esperienza, con cui ho parlato e lavorato, e anche a quelle che sono rimaste ai margini di questa mia vita, dalle cassiere ai camerieri, i corrieri di Amazon e i vicini di casa.
Ho cominciato il mio progetto ESC il 1° Ottobre 2025, appena neolaureata nel settore della comunicazione e dell’audiovisivo. E’ stata proprio quella laurea a farmi sentire di voler spendere le mie competenze e l’amore per questo ambiente in una maniera che non rimanesse sterile, ma che nel suo piccolo si potesse manifestare nella comunità. Così ho trovato quello che è poi diventato il mio progetto, una piccola televisione locale nella città di Magdeburgo, in Germania, chiamata “Offener Kanal”.
La missione dell’Offener Kanal (letteralmente “Canale Aperto”) è quella di essere uno strumento attraverso cui tutti i cittadini possono accedere ad attrezzatura e supporto nell’ambito televisivo, grazie a cui poi possono realizzare un proprio progetto. Sono stata entusiasta all’idea di poter essere parte di una tale realtà, unendo praticità e competenze all’utilità sociale.
Quando sono arrivata non sapevo cosa mi aspettasse. E questo mi ha permesso di lasciarmi sorprendere da tutto. Dalle attività e dalla varietà di show che mi è stato permesso di seguire, dalla fiducia che mi è stata data nella gestione e nella realizzazione di alcuni di questi stessi programmi e sicuramente dalle persone che ho incontrato in questi mesi. Con molti di loro condivido ricordi e risate che hanno reso caldo anche il più duro inverno della mia vita (un inverno a -15 gradi infatti non so se lo rifarei).
Ovviamente non è stato tutto solo e sempre bello. Ci sono state non poche difficoltà, più di tutte la lingua, soprattutto in una città piccola e poco internazionale come questa. Spesso mi sono sentita sola in questa avventura, ma alla fine ho realizzato che era anche per quello che ero partita. Se avessi voluto la certezza della vita che facevo prima non avrei lasciato l’Italia, non avrei lasciato il mio microcosmo e le mie persone. E io avevo sentito il bisogno di usare questo anno come palestra di un’altra vita, per vedere cosa mi avrebbe fatto, cosa avrei potuto essere. Non mi riesce facile realizzare i miei traguardi, ma quest’anno ce ne sono stati tanti, e quindi posso ritenermi soddisfatta, anche un pizzico orgogliosa della trasformazione che attraverso questa esperienza ho potuto fare.
Con chi mi è capitato di parlarne, ho sempre manifestato quanto l’opportunità che l’ESC offre sia rara e preziosa. Trovo di aver imparato molto di più in quest’anno, sia rispetto a chi sono ma anche rispetto a cosa io sappia o sia in grado di fare, rispetto a quello che avrei imparato in 3 anni scegliendo di non partire. Sembrano parole scritte per scrivere qualcosa ad effetto ma in realtà sento davvero sia così. Sia il bello che il brutto mi sono stati d’insegnamento quest’anno, e sento che questa esperienza modellerà, almeno in parte, il mio futuro. E credo che alla fine sia proprio questo l’obiettivo.




