Negli occhi degli altri, nelle onde del mare

servizio civile estero Testimonianze

Scritto da Paola Lovato, Casco Bianco in Servizio Civile a Puerto Madryn nel progetto “CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE – ARGENTINA E BOLIVIA 2025

Inizio a scrivere con Bad Bunny di sottofondo, e credo che questa sia la cosa più inaspettata che porto con me. Cadrò anche io nel cliché dell’anno passato troppo in fretta, anche se guardandomi indietro lo vedo pieno di tante cose, e il mio cuore non riesce a sentire altro se non gratitudine. Per tutte le persone che ho conosciuto, che mi hanno conosciuta, per tutte le passeggiate, le chiacchierate, i confronti, le lacrime, gli abbracci, gli sguardi, le canzoni. Per tutto l’amore che ho sentito e che continua a cadermi addosso come pioggia, che mi fa sorridere e quasi piangere.

Ricordo con lucidità il giorno in cui mamma e papà mi hanno lasciata in aeroporto: piangevo mentre facevo i controlli, emozionata all’idea di partire ma sentendo anche la fatica di separarmi dalla mia famiglia, dai miei amici e dalle mie amiche, dalla rete di persone a cui tanto mi sento legata. Di nuovo, tanta gratitudine: è un dono immenso quello di avere delle persone che ami tanto da stare male perché ne senti la mancanza. Ho pensato di non essere molto furba, perché se tutto fosse andato bene, se quest’anno fosse stato quello che speravo, mi sarei trovata punto e capo all’aeroporto di Buenos Aires, a sentire la stessa fatica nel salutare i posti e le persone che in questi mesi mi hanno accolta e cresciuta, a dover forzare i miei piedi per camminare e andare via.

Questi mesi sono stati qualsiasi cosa: ho avuto tanti momenti felici, mesi difficili, tanto freddo, addirittura un matrimonio. L’idea di dover fare una lista di cosa porto con me e cosa lascio qui mi spaventa, perché mi richiede di entrare in un’intensità emotiva che forse non sono pronta a chiamare per nome.

Porto con me tante cose che ho visto, e il mio sguardo che cambia nel guardarle: uno sguardo che piano piano perde profondità, e non cerca di andare oltre, ma vuole fermarsi agli occhi di chi ha davanti. Uno sguardo che non è seguito per forza da parole dette per riempire silenzi, uno sguardo che impara a conoscere le persone che incontra, con cui vive, le loro abitudini e i loro movimenti. Uno sguardo che si muove piano, che non ha fretta di capire tutto ma di conoscere.

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