Rallentare il passo: ciò che Mansa ha insegnato alla mia fretta

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Scritto da Alessia Faccin, volontario in Servizio Civile a Mansa nel progetto “CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE – ZAMBIA 2025”

Quando sono partita per Mansa, in Zambia, sapevo cosa mi era stato chiesto di fare. Durante i colloqui ci avevano parlato soprattutto dell’essere “sorelle maggiori” in una casa-famiglia. Sembrava un compito abbastanza semplice da immaginare: stare con le ragazze accolte in casa, accompagnarle nella quotidianità, giocare con loro, aiutarle a crescere.

Poi sono arrivata qui e ho scoperto che tra quello che viene chiesto e quello che si finisce per fare c’è uno spazio enorme. Ed è proprio dentro quello spazio che ho imparato di più.

Io sono una persona pratica. Mi piacciono i fatti, le informazioni, le cose da capire e da organizzare. Quando c’è un problema, la mia reazione naturale è cercare una soluzione. Qui, invece, la prima cosa che ho dovuto imparare è stata rallentare. Adeguarmi ai tempi degli altri, soprattutto ai tempi di una casa-famiglia, dove non puoi decidere tu quando una persona ha bisogno di parlare, quando vuole stare sola o quando, invece, ha semplicemente bisogno che tu rimanga lì.

Ho capito che stare con qualcuno non significa soltanto condividere un momento. Significa ascoltare davvero. Dare un suggerimento con il cuore o una sgridata con la testa. Correre dietro a una bambina di pochi anni, ma anche ripetere per l’ennesima volta una regola sapendo che forse non vedrai subito nessun risultato. Significa esserci anche quando è faticoso.

Essere qui mi ha obbligata a condividere tutto di me. Non avere spazi propri significa anche non poter scegliere sempre dove nascondere le proprie fragilità. Mi è capitato di piangere in mezzo alle ragazze, di arrabbiarmi perché non mi lasciavano sfogare in pace e, pochi minuti dopo, di amarle profondamente proprio perché erano lì a raccogliere le mie lacrime.

Un’altra cosa che porterò con me della casa-famiglia è l’idea di una casa davvero aperta, dove c’è sempre posto per qualcuno in più, dove c’è un piatto di nshima per tutti e dove non serve una ragione particolare per essere accolti.

Essere sorelle maggiori lo abbiamo sperimentato anche quando abbiamo iniziato a incontrare i “ragazzi dello Shoprite”…

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